Il Brand Journalism per la comunicazione d’impresa

Brand Journalism. Brand, marca, accanto al giornalismo, quello fatto bene: ora sì, è possibile. 

C’era una volta un tempo in cui il giornalista di professione e l’impresa dovevano mantenersi a distanza di sicurezza. Era un tempo un po’ ipocrita perché in realtà, al di là delle apparenze, tra i tanti giornalisti eticamente corretti ce n’erano alcuni segretamente ma tanto tanto vicini a certe aziende, e altri – i cosiddetti marchettari – che, pur militando con tutti gli onori nella propria redazione, non mancavano di favorire sotto traccia l’impresa amica o, magari, quella che spendeva soldoni in pubblicità. 

Una minoranza di giornalisti, certamente. Ma una minoranza potentissima.

Da allora è cambiato il mondo: la Rete, i Social, quell’intreccio fitto di interazioni in cui ciascuno ha diritto di parola, ha trasformato il rapporto tra Stampa tradizionale e Azienda in una porzione, ormai minimale, della comunicazione in senso lato.

E mentre sembrano trionfare le Fake News e i Pirati del web, riemerge la figura nobile del giornalista come garante di un approccio professionale che può trasformare in modo etico e trasparente la narrazione dell’Azienda, dei suoi valori e delle sue storie, in un contributo di verità. 

È il momento in cui apertamente, lealmente, la Marca diventa Media Company e il Brand Journalist, che affianca l’azienda alla luce del sole, si rende garante del suo piano editoriale. Tutti gli strumenti disponibili (il web, i social, i media tradizionali) compongono così una tavolozza su cui prendono forma la storia e le storie, i fatti e le informazioni che riguardano l’impresa e interessano il suo pubblico di riferimento.

Storie d’azienda raccontate bene, per catturare il pubblico nel rispetto della realtà. Ecco, il Brand Journalism nasce proprio per questo.

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